Gli incidenti mortali negli Spazi Confinati

Gli incidenti negli Spazi Confinati

Abbiamo già parlato in precedenza di spazi confinati e fornito alcune informazioni sul D.P.R. 177/2011 ma questa volta vogliamo concentrarci su alcuni casi di incidenti mortali avvenuti piuttosto di recente.

Le normative, i decreti, le definizioni risultano sicuramente noiose e di poco interesse, soprattutto quando un lavoratore che entra in contatto con gli spazi confinati o a rischio inquinamento svolge la propria professione da anni, e si ritiene pertanto esente dai pericoli del mestiere. “Perché dovrebbe capitare proprio a me? Faccio questo lavoro da numerosi anni, quindi ormai sono troppo esperto perché mi succeda qualcosa. Non vedo o percepisco alcun pericolo nella mia zona di lavoro: sono sicuro. Ho fretta, voglio tornare a casa: faccio questa cosa velocemente, e vado”.

Questi sono alcuni dei ragionamenti che portano spesso a situazioni pericolose. Gli esempi di seguito possono aiutare a comprendere gli aspetti critici di alcune professioni e sensibilizzare chi ne è direttamente interessato.

Innanzitutto ricordiamo che per spazi confinati o ambienti a rischio di inquinamento si intendo pozzi neri, fosse, camini, reti fognarie, tunnel e gallerie, scavi, vasche, serbatoi, silos e in generale tutti quegli ambienti o spazi chiusi nei quali è possibile il rilascio di gas.

Ne riconoscete qualcuno? No? Vediamo se qualcuno dei seguenti incidenti vi riporta alla vostra realtà lavorativa:

  • Monopoli (Bari) – Agosto 2006: due operai di uno stabilimento oleario perdono la vita cadendo in una cisterna a seguito di esalazioni;
  • Molfetta (Bari) – Marzo 2008: nel corso della pulizia di una cisterna di un camion, muoiono 4 operai ed il titolare dell’azienda per via delle esalazioni;
  • Mineo (Catania) – Giugno 2008: muoiono 6 lavoratori durante la pulizia di una vasca del depuratore comunale;
  • Saras (Cagliari) – Maggio 2009: perdono la vita asfissiati tre operai in una cisterna di una raffineria. Nell’Aprile di due anni dopo, spetta la stessa sorte ad un operai incaricato della manutenzione;
  • Riva Ligure (Imperia) – Giugno 2009: due operai cadono in una vasca di acque nere di un depuratore perdendo la vita;
  • Capua (Caserta) – Settembre 2010: muoiono tre operai all’interno di un serbatoio di un’industria farmaceutica;
  • Vipiteno (Bolzano) – Giugno 2011: tragico epilogo per due lavoratori nel corso dei lavori di spurgo di una fossa biologica;
  • Bomporto (Modena) – Agosto 2017: muore un operaio nel corso della pulizia di una cisterna utilizzata per il trasporto di vino;
  • Pozzuoli (Napoli) – Settembre 2017: un bimbo di 11 anni ed i suoi genitori muoiono per asfissia in un cratere della Solfatara di Pozzuoli. Si tratta di un esempio differente, poiché non legato ad un luogo di lavoro. Tuttavia rende evidente come un ambiente dall’aspetto tranquillo e divertente, anche agli occhi di un bambino, possa rivelarsi una trappola mortale.

Ad eccezione dell’ultimo caso, si tratta di esempi che hanno come sfortunati protagonisti addetti ed operai che svolgevano il proprio lavoro come ogni giorno. Come è possibile quindi che si siano fatti “trovare impreparati” da qualcosa di così pericoloso?

La risposta è semplice: non erano informati e formati in maniera corretta sui potenziali pericoli insiti nella loro quotidianità lavorativa. Soprattutto quando questi si sono presentati in maniera furtiva ed invisibile, come nel caso di gas nocivi impossibili da percepire.

Il falso senso di sicurezza spesso trae in inganno i lavoratori in presenza di spazi confinati ed a rischio inquinamento. Li spinge ad abbassare la guardia ed a sottovalutare il pericolo, soprattutto in presenza di attività ripetitive e svolte per anni senza alcun incidente, o quando non si è ben informati.

Secondo le statistiche Inail condotte nell’arco di anni compreso fra il 2005 ed il 2010, gli episodi avvenuti sono stati 29, ed i decessi 43. Numeri importanti che rendono evidente l’elevato tasso di pericolosità: a fronte di un incidente, vi possono essere numerosi decessi.

Quali le principali cause di decesso per infortuni in ambienti confinati? Di seguito un elenco relativo all’indagine Inail:

  • Contatto con gas asfissianti 53,5 %
  • Caduta dall’alto o in profondità (talvolta consecutiva all’esposizione a gas) 25,6 %
  • Fuoriuscita di gas, vapori a bassa temperatura 11,6 %
  • Caduta dall’alto di gravi 4,7 %
  • Contatto con liquidi meteorici 2,3 %
  • Sviluppo fiamme 2,3 %

A fronte di quanto elencato sopra, speriamo che il presente articolo possa essere un buon punto di partenza per riflettere su ciò che si fa quotidianamente sui luoghi di lavoro: se sei datore di lavoro, valuta l’importanza della formazione ed informazione dei tuoi dipendenti. Non dimenticare nemmeno di fornire loro chiare e precise procedure comportamentali, decisive perché essi assumano comportamenti sicuri.
Se sei un addetto ai lavori, invece, non dimenticare di seguire le indicazioni fornite dal datore di lavoro: un errore per mancanza di attenzione può costarti la vita o quella di un tuo collega. Inoltre, ricorda che un intervento tempestivo per salvare la vita di un collega è decisivo, ma non è purtroppo sempre possibile. In tal caso reagisci e chiama all’istante i vigili del fuoco ed il 118.

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