Binomio tele-working e salute: quali i problemi?

Binomio tele-working e salute: quali i problemi?

Da anni l’avvento della tecnologia e delle telecomunicazioni ha introdotto nuovi modelli sociali e, nello specifico, nuove modalità di lavoro.

La comparsa di telefoni cellulari, computer ed internet, infatti, ha rivoluzionato il tradizionale lavoro in azienda, dando spazio a formule innovative di organizzazione dei rapporti fra i vari team di lavoro. La tecnologia ha portato ad un superamento dello spazio fisico ed ha fornito una nuova impostazione secondo la quale il principale strumento con il quale l’uomo si interfaccia è il computer.

Se i rapporti si riducono ad uno scambio di mail, ad un lavoro di comunicazione e relazione ed alla ricerca, da parte dell’azienda, di software e linguaggi informatici, è facile comprendere come, negli ultimi anni, si sia sviluppato il concetto del telelavoro.

Questo termine indica l’insieme di attività lavorative svolte fuori dal suolo aziendale, trasferte ma anche lavoro a domicilio, facilitate appunto dall’introduzione di tecnologie e di nuove modalità di comunicazione.

Secondo i dati Fiom-Cgil sono circa centomila le risorse italiane che utilizzano il lavoro in rete.

Il tele-working rappresenta un concetto molto attraente per i lavoratori e per le aziende poiché introduce una nuova organizzazione, una gestione ottimizzata dei tempi ed una maggiore idea di autonomia. Come ogni medaglia però ha anche una seconda faccia che introduce alcuni aspetti negativi rispetto alla modalità tradizionale di lavoro. In particolare, oltre ad una perdita del senso di appartenenza aziendale ed alla gestione meno protetta di dati riservati, il lavoro in rete comporta una serie di problematiche legate alla salute ed alla sicurezza dell’individuo.

I principali rischi ai quali è sottoposto il lavoratore in rete sono:

  • L’uso dei videoterminali;
  • Il rischio da ambienti confinati;
  • Il rischio legato alla postura ed alla ripetitività dei movimenti.

La postazione al videoterminale prevede l’organizzazione di pochi elementi: una sedia ed un piano di lavoro, un pc ed un telefono. Pochi, ma sufficienti per causare problemi di salute a chi utilizzi una tale postazione. Infatti, sedia e tavolo devono essere ergonomici, ossia progettati per garantire l’assunzione di una posizione corretta; l’ambiente circostante deve presentare caratteristiche specifiche, come colori delle pareti idonei ed una corretta illuminazione; l’uso del videoterminale deve essere effettuato per i giusti periodi di tempo ed intervallato con altre attività, onde evitare disturbi visivi ed oculari o altre patologie quali cefalee, dolori cervicali, vertigini, ecc.

Il rischio da ambiente confinato deriva, invece, dall’inquinamento indoor, dipendente anche dalle abitudini degli inquilini: ecco quindi che l’individuo stesso, le sue attività, l’arredamento, la presenza di animali sono elementi chiave per un maggiore o minore inquinamento.

L’uso di colle, prodotti per la casa o il fumo di tabacco, per esempio, sono elementi fortemente incisivi e che hanno una maggiore incisività se chi abita lo spazio arieggia poco gli ambienti.
Ancora i materiali utilizzati per la costruzione della casa, la combustione di gas o legna, l’utilizzo di stampanti, sono elementi potenzialmente tossici.

Infine, il lavoro da casa sottopone l’individuo ad una routine ripetitiva, senza orari dettati dall’azienda, utili a frammentare in varie fasi l’attività giornaliera.

Il lavoratore può quindi svolgere l’attività per troppe ore consecutive al fine di raggiungere i proprio obiettivi; assumere posizioni errate per la mancanza di una postazione ergonomica; ancora, lavorare nel corso delle ore notturne, affinché durante il giorno possa dedicarsi alla famiglia o ad altre attività.

Come tutte le attività lavorative, anche il tele-working è regolato da norme che tutelano la salute dei lavoratori (d.lgs. 3 agosto 2009, n. 106, recante Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro ) e per questo non deve essere sottovalutato o ritenuto meno rischioso di attività svolte in azienda.

Per prima cosa, devono essere effettuate una bonifica ambientale ed una progettazione di una corretta postazione di lavoro, anche mediante l’intervento dell’amministrazione aziendale.
In secondo luogo, è il lavoratore a dover attenersi alle norme vigenti in materia di salute e sicurezza, dopo avere ricevuto la corretta formazione ed informazione.

 

 

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